Il “Vajo dell’Orsa” è una valle di origine fluviale che inizia a Ferrara di Monte Baldo e scende sino Brentino, sulla sponda destra della val d’Adige.
Il termine Vajo indica la forra (canyon) che nel tratto finale della stretta valle è stata scavata dallo scioglimento dei ghiacci durante l’era del Quaternario.
Da quel periodo l’acqua e i ghiacci hanno continuato a scalfire le diverse durezze delle rocce e creato un alternarsi di cascate, vasche, scivoli, tinozze, e stretti cunicoli che, ad oggi, hanno trasformato la valle in un ambiente unico e di rara bellezza.
Per percorrerlo servono dalle quattro alle sei ore a seconda della fretta e da dove ci si immette nel percorso. Quello descritto in questo libro inizia da Fraine di Sopra, attraversa la parte più affascinante della forra e sfocia nei pressi di Brentino, in val d’Adige.
Quanto viene descritto non è la descrizione dettagliata di quanto s’incontra lungo la discesa e nemmeno il modo di affrontare i vari passaggi. È la cronaca di quello che l’insolito contesto innesca in chi affronta la discesa per la prima volta e da subito subisce l’irresistibile contagio esercitato dall’ambiente.
Un vortice di emozioni dovute all’alchimia che si crea fra la natura e le persone e sfocia in quella comunione d’intenti che si manifesta solo in limitati momenti della vita.
Occasioni che sembrano snodarsi lungo i magici sentieri di una favola e, al risveglio, quando si torna alla realtà, lasciano impressi nel cuore di ognuno l’inspiegabile sensazione d’aver vissuto una magia.
Un affascinante incantesimo per ricordare che in quel lontano pomeriggio di luglio, lungo la discesa del Vajo dell’Orsa, un gruppo di ragazzi ha scoperto dentro di sé il mitico fanciullo che sa ancora giocare con l’interiorità dell’universo. Soprattutto che ha provato una gioia difficile da dimenticare e già gli manca.
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